Cambiare la Sicilia: facciamolo insieme

E’ forte il senso di responsabilità che avverto e che mi ha letteralmente travolta la prima volta che sono entrata a Palazzo dei Normanni da eletta. Ho pensato: “Lì ci sono le mie figlie, mi guardano, mi ascoltano, credono che io ce la farò a cambiare le cose”. E io devo mettercela tutta, come ho sempre fatto, perché l’eredità che intendo lasciar loro non può essere la stessa che oggi è sul tavolo: quella della necessità, dell’assenza di lavoro, della mancata razionalizzazione delle risorse, dell’abbandono di un ambiente sfruttato e maltrattato che piano piano ci si rivolta contro alla prima pioggia invernale. Non voglio consegnare a chi verrà dopo di me una Sicilia maltrattata e invivibile e ammettere di essere stata parte di questa distruzione con la mia inerzia e quindi ho chiare in mente e nel cuore le ragioni che mi spingono ad essere qui oggi. Ma nessuno, nessuno di noi ha in mano uno strumento magico in grado di poter rivoluzionare da solo ogni cosa. E la solitudine, che è lo specchio della nostra isola, è il pericolo più grande che corre chi vuol fare bene. Il nostro presidente, cui rivolgo un ringraziamento sentito per avermi voluta al proprio fianco, e lo faccio da messinese, da membro di Fratelli d’Italia e da donna, non può certo essere lasciato solo nell’operazione che intende portare avanti. Ma quando si dice che c’è bisogno dell’aiuto di tutti si intende davvero di tutti. Siciliani, in questa assemblea vi si rappresenta e si decide per tutti, dopo aver scelto chi volevate portasse qui dentro la vostra voce, adesso è vostro dovere monitorare la nostra azione, controllare che stiamo facendo bene i vostri interessi, quelli della collettività di cui siamo parte. E in questo è essenziale il ruolo dei cronisti, trait d’union tra quanto avviene dentro e quello che succede fuori di qui. Narratori di quello che avviene nelle commissioni, nell’assise regionale, tra i corridoi e le stanze dei bottoni. A voi tutti, operatori dell’informazione auguro buon lavoro nel massimo rispetto del vostro ruolo spesso più difficile di quanto in tanti non riescano a comprendere. Ai siciliani dico: sosteneteci, criticateci costruttivamente, denunciate ciò che non va, proponete le vostre soluzioni.

Impariamo a fare squadra come non si è mai visto davvero in questa terra. Abbattiamo da una parte e dall’altra il muro che c’è, è evidente, e che divide il palazzo dal territorio. Teniamoci per mano e lavoriamo in sinergia perché l’obiettivo è comune. Palazzo d’Orleans tornerà ad occuparsi della Sicilia e dei Siciliani come in questi 5 anni non è certo stato fatto.

Palazzo dei Normanni, da par suo, si mostri degno di guardare ai contenuti e non ai nauseabondi giochi di partito che hanno fino ad oggi già recato fin troppi danni alla collettività.

Non sono claim, spot, slogan da propinare il primo giorno di scuola: è l’idea di democrazia che ho e che so essere condiviso da tanti colleghi di questa e di altre aule. Perché la politica non è sinonimo esclusivo di brutto sporco e cattivo nonostante sia sotto gli occhi di tutti quanto male sappia e abbia saputo fare la sua parte peggiore.