La Sicilia e i servizi essenziali: utopia e miraggio

Veniamo fuori dai cinque anni forse più bui della nostra Isola sotto il profilo governativo, in passato avevamo già avuto esperienze non proprio brillanti, ma l’ultima, quella di Crocetta, è indubbiamente la più oscura di tutte. In linea con il trend nazionale, si è letteralmente preso un quinquennio e lo si è buttato dalla finestra, sperperando denaro pubblico che sarebbe stato decisamente meglio impiegato in un’infinità di altre cose: le infrastrutture, i servizi sociali, la messa in sicurezza delle scuole in cui studiano i nostri figli, tanto per dirne alcune. Viviamo in una terra straordinaria che per troppo tempo è stata mortificata e martoriata ma che, oggi più che mai, ha bisogno di alzare la testa e operare un cambio radicale: piangerci addosso non è più possibile.

Sappiamo cosa serve alla Sicilia e sappiamo che questo qualcosa non ha niente di straordinario, purtroppo. Ci servono i servizi essenziali: le certezze di una sanità adeguata e di una mobilità decente, del lavoro e dell’istruzione.

In un’isola che, per definizione, è bagnata dal mare su ogni versante, manca l’acqua. L’acqua! Sui tetti dei palazzi delle nostre città, cisterne e botti per raccoglierne il più possibile e non rischiare di restare a secco. E se si rompe una conduttura è emergenza e Messina rimane all’asciutto.

Viviamo in una terra straordinaria che per troppo tempo è stata mortificata e martoriata ma che, oggi più che mai, ha bisogno di alzare la testa e operare un cambio radicale: piangerci addosso non è più possibile.

Abbiamo uno straordinario tesoro che il mondo ci invidia, ricco di bellezze naturali e paesaggi ricolmi di storia e arte, siamo stati da sempre il crocevia di culture diverse e popoli che hanno conosciuto la Sicilia e la sua fertilità intesa in modo totale. Siamo ricchi come forse nessun altro; abbiamo conosciuto il melting pot quando alcuni ancora non avevano neppure una lingua propria.

Alle nostre spalle abbiamo una storia che sempre più sembra dimenticata o ignorata e che invece va decisamente rivista e ricordata, per riconoscere non solo il potenziale che la Sicilia ha ma soprattutto per ricreare quell’identità che decenni di soprusi e mala gestio hanno offuscato e mortificato.

Io credo che la mia terra possa rialzarsi e sono sicura che lo farà, ma servirà un serio impegno di tutti noi! Bisogna avere la forza ma soprattutto il coraggio per opporsi alle ingiustizie e le iniquità a cui, purtroppo, il siciliano sembra proprio essersi adattato. No, cari amici. Noi abbiamo il diritto di avere di più, di difendere la decenza e la dignità di casa nostra e pretendere che chi ci governa trovi soluzioni reali, tuteli davvero cittadini e territorio, affronti la governance come una missione.

Perché onorevole è colui che merita questo nome e non c’è niente di più onorevole del servizio della propria comunità!